"Ho pensato al ritiro, non potevo più sopportare il dolore". Parole di Lisandro Martinez, il vero eroe della qualificazione agli ottavi di finale dell'Argentina. Perché contro Capo Verde è stato lui a propiziare il gol dell'1-0 di Lionel Messi e ha siglare la rete del 2-1. Un bottino da favola per un difensore centrale, che tra l'altro era arrivato al Mondiale con più dubbi che certezze.
Del resto, va ricordato che il 3 febbraio 2025 subì la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro e, dopo un lungo periodo di riabilitazione con gli specialisti del Manchester United, tornò in campo 292 giorni dopo. Con i Red Devils, nell'ultima stagione, aveva inoltre subito un infortunio al polpaccio e una squalifica che non gli avevano dato continuità.
Eppure, una volta arrivata la sicurezza di essere tra gli elementi della rosa selezionati da Lionel Scaloni, il 28enne di Gualeguay ha risposto presente, anche grazie al sostegno della famiglia. Anche perché le ultime tre partite di Premier League è stato titolare. Inoltre, per un argentino non esiste amore più grande di quello che si sente per la Selección. Soprattutto quando si è emigrati ormai da tempo nel vecchio continente.
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Da sostituto a decisivo
Con Cristian Romero titolare indiscutibile come centrale difensivo, l'altro posto era in bilico tra lo stesso Licha e Nicolás Otamendi, un veterano con tante medaglie al petto. Eppure, rispetto a quanto si odorava a inizio Mondiale, Lionel Scaloni ha confermato la sua polivalenza nella strategia metteno in panchina il centrale del Benfica per dare spazio a quello dello United. Una decisione volta a tenere di più la palla e, soprattutto, avere un centrale mancino che potesse far fluire la manovra dal basso in modo più fluido.
Quello che nessuno si aspettava, tuttavia, è l'impatto nel gioco e nell'armonia della Selección. Poter uscire palla al piede con un difensore mancino ha infatti dato all'Albiceleste più velocità e pulizia nell'impostazione del palleggio. Da sempre noto per la sua capacità nel trovare linee di passaggio concrete, il centrale si è sempre concentrato sulla visione di gioco e sull'anticipo, anche vista la sua altezza non certo dominante (175 cm).

Rock'n roll e politica
Ora che si avvicina la sfida con l'Egitto, Licha è pronto a continuare la sua avventura mondiale da protagonista. Lui che rispetto a Emiliano e Lautaro è il Martinez con meno hype, in un solo incontro ha superato l'attaccante dell'Inter in quanto a statistiche offensive in questo Mondiale. Del resto, da uno dal suo carattere guerriero ci si poteva aspettare questo e altro. Licha è noto in patria non solo per l'attaccamento alla maglia, ma ache per il suo impegno politico e sociale.
Il suo impegno si è espresso anche nella difesa della memoria storica. Ogni 24 marzo, anniversario del colpo di stato in Argentina nel 1976, mostra pubblicamente il suo appoggio alle marce popolari per la memoria. E già da quando era un giovane calciatore aveva dimostrato il suo sostegno alle campagne guidate dalle madri di Plaza de Mayo, che già dal Mondiale 1978 iniziarono a circolare di fronte alla Casa Rosada con in testa un fazzoletto bianco per denunciare le scomparse dei figli, poi tristemente noti come Desaparecidos.
In ambito sportivo, Martínez ha preso posizione anche nel dibattito sull'introduzione delle Società Sportive Pubbliche (SAD), respingendo la privatizzazione dei club. E, soprattutto, difendendo il ruolo sociale, culturale e comunitario che queste istituzioni hanno storicamente svolto in Argentina. E dalle quali sono venuti fuori i componenti della nazionale attuale.
Il suo festeggiamento dopo il gol a Capo Verde, dedicato alla rockstar argentina "El Indio" Solari, morta prima dell'inizio dei Mondiali, ha immortalato una prestazione iconica della sua carriera. E se oggi l'Argentina può sperare nel quarto titolo, lo deve a questo ragazzo di Entre Ríos che ha pensato al ritiro per poi tornare indietro. E oggi risponde presente a gran voce. Una voce rock'n roll.
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